STORIA (I FESTOSI VERSI DI BACCO) - giugno/luglio 2016 – numero 74


Il mondo alla rovescia

È quello dei ditirambi di Francesco Redi, componimenti lirici che esaltano l’ebbrezza data dal vino, all’insegna della fantasia e del «si può ciò che si vuole»

di Luca Govoni
«Se dell’uve il sangue amabile / non rinfranca ognor le vene, / questa vita è troppo labile, / troppo breve, e sempre in pene», recitava Francesco Redi in nome di Bacco. Era il 12 settembre del 1666, quando il medico e naturalista aretino declamò per la prima volta i versi del festosissimo ditirambo Bacco in Toscana. Una «cicalata» ufficiale in versi, davanti agli Accademici della Crusca e in presenza dei principi Leopoldo e Mattias de’ Medici. Lo «stravizzo», il pranzo collegiale organizzato due volte l’anno, era un convito solenne che si teneva in occasione dell’elezione dei nuovi membri e delle cariche direttive accademiche ed era intervallato dalla letture delle cicalate, ovvero delle «composizioni buffonesche, e da far ridere». «E stravizzo è il mangiare, che fanno insieme le conversazioni allegre», dice il vocabolario degli Accademici della Crusca. Così, tra un servizi ...

PER LEGGERE L’ARTICOLO INTERO COMPRA IL NUMERO IN PDF


EDICOLA ON LINE
    
GLI EVENTI DI SWAN GROUP