ROSSI & CO. - aprile/maggio 2016 – numero 73


L’identità di Derthona

Il legame col proprio territorio edifica quel quid che rende al vino la sua legittimità, che è anche la sua storia. Per di più, collocando la sua degustazione in un preciso punto dell’asse spazio-tempo, questo legame fa dell’assaggio il momento della conoscenza per antonomasia. Ebbene, nel mondo dei vini naturali accade spesso che questo legame venga non solo rispettato, ma anche enfatizzato, come avviene col Timorasso, vitigno tutto estratto, idrocarburi, fiori e miele, irascibile nettare dei colli Tortonesi. Del resto, il vitigno ha geni in comune con Nebbiolo, Vermentino e Sauvignon blanc e la sua storia prende avvio 4mila anni fa e arriva a noi sugli appena 100 ettari dei 41 comuni tortonesi coinvolti. Pochi ettari per pochi produttori per un vitigno difficile, la cui caratteristica è, per disciplinare, quella di affinare in cantina almeno un anno. Chi lo conosce sa bene che gli è necessario molto più tempo affinché cominci a esprimersi con quella dolcezza e pungenza che lo fanno spesso associare ai nobili nettari di Reno e Mosella. La sua personalità viene spesso associata a quella tanto vulcanica quanto caustica di Walter Massa, suo padre spirituale che, in occasione de «La sorgente del vino», la manifestazione sui vini naturali svolta lo scorso febbraio a Piacenza, ci ha guidato alla scoperta di 10 campioni. Tra questi, per le virtù spiccatamente varietali e, allo stesso tempo, anche interpretative, ci ha colpito quello di Alessandro Bressan che, nella versione 2014, ha restituito un sorso ricco di polpa succosa di miele di acacia, burro salato e fiori bianchi.

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