STORIA (SPIRITO CINQUECENTESCO) - febbraio/marzo 2016 – numero 72


Una lezione a dir poco pantagruelica

Le grottesche avventure dei personaggi di François Rabelais affermano che non il ridere, bensì il bere un calice fresco e buono è proprio dell’uomo. Perché di vino, divino si diventa

di Luca Govoni
Dopo aver pisciato un orinale pieno, sedeva a tavola. E poiché era per natura flemmatico cominciava il pasto con qualche dozzina di prosciutti, di lingue di bue affumicate, di bottarghe, di salsicce e simili altre avanguardie del vino. Intanto quattro camerieri gli gettavano in bocca palate di mostarda l’una dopo l’altra senza tregua; poi ci beveva su una spaventevole sorsata di vino bianco per sollevare i rognoni. Quindi mangiava, secondo la stagione, le carni che desiderava e non cessava di mangiare se non quando la pelle gli tirava. Né a bere conosceva termine o regola, poiché, diceva, solo termine e confine del bere essere quando il sughero delle pantofole per rigonfiamento si alzasse di un mezzo piede». Neanche il rinomato critico gastronomico Anton Ego, tantomeno un gastronomo, men che meno un ghiottone, sognerebbero di mangiare sino al tirar della pelle o al rigonfiamento del sughero delle pantofole. D’altra parte quale altra gozzovig ...

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