PERLAGE - dicembre/gennaio 2016 – numero 71


Trilogia alla Scala

La fine di questo Anno Domini 2015 ha coinciso per Bellavista col momento dell’espressione artistica. L’espressione di sé medesima, in prima istanza, nelle diverse accezioni identitarie che la riguardano, come la Trilogia Teatro alla Scala, per esempio, che dà corpo a tre Opere Prime, tanto per utilizzare la metafora operistica di questo connubio, della riserva Vittorio Moretti annata 2004. Di che si tratta? Di un tributo al valore del tempo e dell’interpretazione declinata in tre sfumature di gusto provenienti dalla stessa annata interpretata secondo tre sboccature differenti: il Lohengrin, con sboccatura 2012, La Traviata degorgiata nel 2013, infine Fidelio nel 2014. Un trittico molto interessante, in sintesi, per tutti i cultori delle grandi riserve impreziosito dalle confezioni in edizione limitata in cui confluisce un ulteriore progetto artistico: quello dello «scatto finale» dei giovani talenti del corso in Fotografia di scena dell’Accademia Teatro alla Scala, diretti dal fotografo Luciano Romano; un progetto che ha contribuito concretamente al sostegno di questa istituzione che si impegna nella trasmissione delle arti e dei mestieri legati alla memoria della Scala. Il Teatro, del resto, riveste un significato talmente speciale per Bellavista da ispirare la creazione di un’altra opera: «Bellavista Vendemmia Teatro alla Scala» (in foto), un’edizione da collezione incentrata sul grande millesimo 2010 che, non a caso, è stato scelto quale brindisi ufficiale dal teatro stesso di cui Bellavista è partner istituzionale sin dal 2004. E se la Trilogia celebra il valore dell’interpretazione nel tempo, questa vendemmia 2010 celebra l’hic et nunc del perfetto assemblaggio già a partire dal messaggio della confezione il cui disegno rimanda alla disposizione delle balconate dalle quali si proietta la meraviglia dello spettacolo.

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