EDITORIALE - dicembre/gennaio 2016 – numero 71


Come evolve davvero un bianco

di Andrea Grignaffini
La longevità del vino corrisponde a un ossimoro, corrisponde a un ideale di fresca maturità, non alla vecchiezza o alla senilità, concettualmente si avvicina semmai a una gioventù che ha già acquisito consapevolezza, spessore, una più profonda personalità. Da qui in poi è un dipanarsi di falsi miti e credenze incrollabili, sfiorando temi che simulano (o dissimulano) l’emotività, il sociale e il politico (autoctonia e ambientamento, specie e adattamento, tenuta e miglioramento, resistenza e progresso, un altro anno che passa, il tempo che va). Neanche tanto per gioco. Certamente per metafora. Partiamo dalle credenze, una in particolare che riesce a tormentarci e che di tanto in tanto ci viene riproposta e recita flemmaticamente così: «Può davvero un vino bianco essere bevuto dopo diversi anni? Come un rosso?». La nostra risposta, ferma, immediata, è sempre la stessa: «Tante volte ...

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