PERLAGE - ottobre/novembre 2015 – numero 70


L’incarnato del Pinot noir

Due vintage e una scommessa: quella di tinteggiare il pigmento, anche identitario, di una Maison che ha dedicato al Pinot noir vini come trattati accademici. Bottiglie come monografie, la cui complessità si nutre di stratificazioni sensoriali, perfino citazioni, chiaroscuri, opacità e trasparenze. Certamente contrasti da indagare, come quella che fa ravvisare nel sorso del Dom Pérignon Rosé 2004 quella trama corposa eppur leggera e un naso di vibrante intensità scandito da frutti rossi, ribes, fragoline di bosco, arancia rossa e cacao in polvere, della cui pasta setosa si bea anche il palato, levigato da note di rimando retroattivo dove spicca l’affondo progressivo di un inaspettato limone verde, nota distintiva di questo vintage. E difatti, «con il Rosé, Dom Pérignon ha il coraggio di osare e a scoprirsi ai confini del proprio territorio». Parola di Richard Geoffroy, iconico chef de cave che, così facendo, ci anticipa la struttura dell’assaggio successivo, il Dom Pérignon P2 Rosé 1995, la cui estate si ricorda ancora come eccezionale, e si riverbera in un calice che sprigiona soffi di ciliegia e violetta mentre si concede anche divagazioni di pralina, segale e fumo di incenso. In bocca è coerente per quanto magnanimo. In entrambi i casi si tratta invero di due versioni della stessa tesi: dare il corpo migliore possibile all’anima vibrante e fragile di questo straordinario vitigno che, soprattutto nell’annata 2004 si ritrova, in assemblaggio, in una proporzione senza precedenti. Dom Pérignon www.moethennessy.it

EDICOLA ON LINE
    
GLI EVENTI DI SWAN GROUP