VISTI DA NEW YORK - Febbraio / Marzo 2013 - Numero 54


La «Pinotizzazione» degli Stati Uniti

di Marco Melzi
L’infatuazione degli Stati Uniti per il Pinot nero pare non conoscere fine. Quasi dieci anni fa l’uscita del film Sideways, del quale il protagonista venera il nobile vitigno, ha dato avvio a un fenomeno del quale l’estensione e le implicazioni sorprendono sia enofili sia operatori del settore. La storia del Pinot nero negli Usa ha avuto inizio ben prima della consacrazione cinematografica: nell’ultimo dopoguerra, nella zona di Sonoma, cantine quali Martin Ray e Hanzell guardavano ai grandi rossi di Borgogna come modelli a cui rifarsi. Era un’epoca pioneristica in un Paese da non molto uscito dal proibizionismo, e il consumo abituale di vino era decisamente marginale. A metà degli anni 60 un paio di altri ambiziosi visionari iniziarono a piantare Pinot nero anche in Oregon, ravvisando notevoli somiglianze tra il clima della Borgogna e quello dello Stato del Nordovest. In seguito, l’ingente investimento della famiglia Drouhin ...

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