TRA SCIENZA E MISTERO - Agosto/Settembre 2015 – numero 69


Quel calice di troppo che rende combustibili

Come nella sindrome di Arpagone, l’avaro di Molière, che domina la cultura della possidenza e della non-dispersione, abbiamo pensato, e forse lo facciamo ancora ai giorni nostri, che il corpo sia in grado di trattenere tutto ciò che di prezioso ingerisce: nella sacralità del nostro tempio la materia inghiottita fornisce la sostanza equivalente. Così, il grasso dà grasso, i fosfati le ossa, il vino il sangue e l’alcool il fuoco. Il filosofo francese Gaston Bachelard ci ricordava che, nella sua infanzia, durante le grandi feste invernali, era d’uso preparare il brûlot: «Mio padre versava in un largo piatto della vinaccia della nostra vigna. Al centro metteva dei pezzi di zucchero, i più grossi della zuccheriera. Quando il fiammifero toccava la punta dello zucchero, la fiamma celeste scendeva con un lieve mormorio sull’alcool sparso. Mia madre spegneva il lampadario. Era l’ora del mistero e della festa qu ...

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