STORIA (TRA RELIGIONE E SCIENZA) - Giugno / Luglio 2015 - Numero 68


La febbre del vino nei secoli

Da Dante a Maometto, da Omero a Carducci, visioni e contaminazioni di vite secondo dimensioni spirituali ma anche terrene

di Luca Govoni
I versi di Dante sono una prova inconfutabile della volontà di circoscrivere il tema del vino a una dimensione spirituale, che evoca l’istituzione religiosa e la mediazione con la divinità. Nella cornice dell’invidia, le anime, i cui occhi sono cuciti da fil di ferro che impedisce loro di vedere, possono sentire il monito alla carità «Vinum non habent», «Non hanno vino», come disse Maria sollecitando la carità al Figlio in occasione delle Nozze di Cana. In questa cornice, il vino acquisisce una dimensione fortemente legata al contesto cristiano, divenendo addirittura l’oggetto del miracolo. Senza contare che il vino viene anche descritto da Dante, qualche canto più in là, come la formula perfetta tra l’elemento terrestre e quello celeste, perché generato dall’unione del calore del sole insieme all’umore della vite. E perché meno ammiri la parola, / guarda il calor del Sol ...

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