ESPERIENZE - Aprile / Maggio 2015 - Numero 67


Dipendenza da Nebbiolo

Chi soffre di quella patologia definita «dipendenza dal Nebbiolo e dai suoi derivati», comprenderà il nostro entusiasmo nel testimoniare la capacità evolutiva del Barolo. Da Serralunga e La Morra abbiamo dunque selezionato un produttore caratterizzato da affidabilità e continuità stilistica: Germano Ettore ed Enzo Boglietti. Si è trattato di una degustazione di tre annate ciascuno, con un salto cronologico di 12 anni, millesimi diversi per valore e fisionomia. Germano Ettore (www.germanoettore.com), azienda guidata da Sergio Germano, è una delle poche realtà che riesca a ottenere la vera eccellenza nella creazione sia di bianchi sia di rossi. Il suo vino più nobile rimane il Barolo Cerretta, un grande cru di Serralunga a esposizione sud-est e forti concentrazioni calcaree. L’eleganza e l’intensità espressiva sono innate in questa etichetta. L’annata 2010 esprime un olfatto già raffinato, quasi pronto a rilasciare quella magica complessità che riscontreremo nelle annate più vecchie: molto affascinanti le sue speziature orientali, mantiene un piglio severo anche quando esce la frutta scura. In bocca è vitale e asciutto, dosa le sue energie in un finale pulito. Il 2004 mostra un’anima languida: fiori macerati, note fumé e la trama di spezie che tanto ci appassiona. Se si lascia riposare il vino nel bicchiere esce una frutta matura quasi inebriante. Al gusto punge nelle estremità della bocca per poi distendersi, lungo e articolato, con maestria sopraffina. L’etichetta 1998 è molto complessa. Inizialmente gioca su toni floreali vivi e pungenti. Ma è l’attesa a stravolgere l’insieme: calde note animali e amarene sotto spirito, sostenute da un flusso balsamico. In bocca mostra una severità muscolare. Il suo epilogo è pieno e generoso, con ritorni odorosi così articolati da portarsi in eredità tutto il patrimonio olfattivo del Nebbiolo. Seguiamo da anni le gesta dei due fratelli Boglietti, Enzo e Gianni (www.enzoboglietti.com), che sono diventati vigneron per caso e oggi rappresentano un vanto dell’enologia italiana. La scelta del loro Barolo da degustare è stata in questo caso facile: Case nere, da sempre connubio di potenza e complessità. Degustando il 2010 abbiamo riscontrato che concentrazione e presenza gustativa sono già evidenti al naso, anche se ci vogliono alcuni minuti per riconoscere il valore cristallino della materia. In bocca vivi ritorni minerali e una confortante ricchezza gustativa. Il 2004 è stata decisamente una grande annata. Il suo profumo narra di una encomiabile maturità. La frutta sotto spirito appare quasi come un diversivo quando, nella sua stratificazione odorosa, si scoprono il sottobosco e trame balsamiche. Al gusto colpisce per la sua compattezza, l’alcol è vivo. Il 1998

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