CONTROEDITORIALE - febbraio/marzo 2014 - Numero 60


La cultura del servizio come forma d’arte

di Andrea Grignaffini
In tutta la complessità dello scibile in cui si reifica l’operosità umana, esiste un ambito in cui l’azione del dare coincide, per proprietà transitiva e prassi codificata, con quella del ricevere. Per alcuni, proprio per questo, si tratta del mestiere più bello del mondo, anche perché remunerativo da un punto di vista non solo pecuniario ma anche, finalmente, soprattutto umano: è la professione del cameriere, del maître di sala, del sommelier, di colui che, insomma, sa fare del servizio una forma d’arte stratificata, a più livelli di profondità di realizzazione e di complessità intrinseca, anche emotiva. Poco importa che l’etimo rimandi a quel «servus» latino che suonava come sinonimo di schiavo: del resto la storia pullula di servi famosi, preziosi consiglieri e confidenti, senza i quali i re non sarebbero stati tali. Comunque sia, l’attività della sala in un ristora ...

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