PERLAGE - dicembre/gennaio 2014 - numero 59


Fuoriclasse dalla nascita

Un vino vigoroso e giovane, ma che promette lunga vita, pari a quella del grande 1990, secondo lo chef de cave. Al naso del Dom Ruinart Rosé 2002 spiccano in successione note di guaiava, arancia sanguigna e cedro, che si mescolano ad aromi floreali di violetta e rosa,per finire con un tocco di muschio. L’aerazione del vino lascia poi apparire aromi di brioche al fior d’arancio, orzata, nigella e frutti rossi maturi. Molto intenso e armonioso, la bocca ne è l’esatto riflesso con un’ampiezza e un volume sottolineati dal fruttato, fiorito e speziato. La sua permanenza è la caratteristica dei Grand cru che lo compongono, in cui il basso dosaggio ne esalta la delicatezza e l’effervescenza. Caratterizzata da un tempo mite e secco, la vendemmia 2002 fu plasmata da una primavera e un’estate calde, ricche di sole. L’assemblaggio, elaborato a partire da un 80% di Chardonnay dei Grand cru della Côte des Blancs e da 20% di Pinot nero vinificato in rosso, proveniente dai cru di Sillery e Verzenay, ha restituito un vino che a guardarci dentro ricorda la profondità cromatica del corallo, enfatizzato da riflessi ramati che si accentuano col passare del tempo. Ce lo immaginiamo accanto a piatti dal carattere deciso, come un piccione laccato alla soia, un’anatra selvatica con gallinacci e amarene, e una tatin di animelle di vitello caramellate. La sua ampiezza è tale da giustificare un incremento di finezza e intensità negli anni, permettendogli di rientrare tra i grandi millesimati Ruinart, come il Dom Ruinart Rosé 1990, 1988 e l’indimenticabile 1976.

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