ROSSI & CO. - Febbraio / Marzo 2015 - Numero 66


Come una figlia femmina

Giovanni Salafia (a destra) e Gaetano Luca sono due geologi che dopo anni di perizie hanno deciso di investire su un ettaro di vigneto tradizionale ad alberello ibleo. A Vigna Meridio i due tengono, come si dice in Sicilia, come a una figlia femmina: usano solo canne come supporti legati a fili di liama, solo letame di pecora e verderame. Per ora, dalla cantina esce una sola etichetta, Arundo, dal nome latino della canna usata come supporto per la vite, da sempre raccolta manualmente in una precisa fase lunare e sostituita tutti gli anni; del resto, la plastica a Vigna Meridio non è ammessa per cui, al momento opportuno, basta un gesto per tagliare la liama (un filo d’erba locale molto resistente) che, cadendo, crea humus per una terra già ricca: bruna e ciottolosa in superficie, calcarenitica con substrato marnoso in profondità. I grappoli di Alicante, Nero d’Avola e Frappato di Vigna Meridio sono i bellissimi responsabili di un vino che, al suo secondo anno di produzione, ha già conquistato il palato di molti esperti, dall’artista Velasco Vitali, che ha disegnato la nuova etichetta, ad Antonio Paolini, che l’ha definito un vino «da pesce serio». Il segreto di Arundo viene dall’interazione tra l’allegria dell’Alicante, la struttura del Nero d’Avola e il tocco fruttato del Frappato; ma soprattutto è la naturalezza di ciliegia e spezie a colpire regalando, nel complesso, una sensazione di grande freschezza. Meridio www.vignameridio.it

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