BOTTE E RISPOSTE - Febbraio / Marzo 2015 - Numero 66


Lasciamo la moda alle passerelle

di Daniele Cernilli
P arlare di moda, e riferirla all’Italia, ha quasi sempre un valore positivo. Le grandi griffe del nostro Paese ne rappresentano la creatività più alta e la cultura moderna. Non sempre, invece, la parola moda acquisisce la stessa valenza nel settore vitivinicolo, spesso legato a tradizioni che sono molto più nella testa di chi ne parla che nella realtà storica. Giacomo Tachis, grande enologo e studioso di storia della vitienologia, ha parlato spesso di «invenzione della tradizione». E questo non perché non esista una tradizione, ma perché troppo spesso si considerano tradizionali elementi che invece sono tutt’altro. In un passato neanche tanto lontano mi è capitato di contribuire alla nascita di alcune mode enologiche, scrivendo e contribuendo a far conoscere vini che poi sono divenuti delle icone in quel senso. Ricordo il Sauvignon Sanct Valentin, il Faro Palari, il Brunello di Salvioni, il Barolo Cannubi Boschis ...

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