ROSSI & CO. - Dicembre / Gennaio 2015 - Numero 65


Quando il Chianti fa fiasco...

Un curioso oggetto, bifronte come il Giano; perché nel fiasco di Ruffino s’era già intravisto, in occasione della sua prima uscita, una sorta di ritorno al futuro per via di quella particolare forma nella quale si riconoscevano due spinte: un passatismo che tirava in ballo un tempo lontano quando la caratteristica forma panciuta era riservata alla borraccia che i viaggiatori, a cavallo, erano soliti attaccarsi alle braghe, e la pulsione verso una nuova, ergonomica, necessità di futuro. Quella stessa forma aveva attecchito soprattutto in Toscana dove, nel Chiantigiano, il fiasco aveva spopolato, per poi vedersi surclassare dalla bottiglia classica, fino a cadere nell’oblio. Fino a che non era diventato, nell’ottica lungimirante della ditta di Pontassieve, il pretesto per rivedersi e per collocarsi identitariamente grazie a materiali tecnologici e alternativi a km zero come il vetro oscurato e la carta intrecciata certificata. Oggi il fiasco è di Ruffino l’emblema. E stavolta, a catapultarlo nel presente ci pensa il tratto elementare di Clet, artista franco-fiorentino famoso per la sua scultura «L’uomo» posizionata su Ponte alle Grazie. Così il fiasco Ruffino, chiamato Janine, diventa per mano di Clet un’installazione simpatica e riflessiva: il volto della dama-damigiana si svela solo nell’atto di capovolgere la bottiglia per versare il vino: un Chianti Superiore 2012, prodotto in edizione limitata e numerata di 6mila esemplari. 70% Sangiovese e il resto tripartito in Merlot, Syrah e Cabernet Sauvignon. Prevalgono prugne, susine e ciliegie nere, che tornano anche in via retrolfattiva a chiudere il cerchio, mentre si riconoscono anche invitanti note calde dei grani di pepe nero e delle spezie. Ruffino www.ruffino.com

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