TECNOLOGIA (GUERRA ALLA CONTRAFFAZIONE) - Giugno/Luglio 2013 - Numero 56


L’etichetta che fa la differenza

Il mercato del falso è entrato a gamba tesa anche nel settore enologico. Ma ora un nuovo dispositivo permette di seguire ogni bottiglia attraverso un doppio sistema di controllo basato su coppie di codici

I collezionisti ci stanno ormai molto attenti. Hanno imparato, a proprie spese, che il mercato del falso è entrato a gamba tesa anche nel settore del vino. Casi come quelli del miliardario statunitense, William Koch, che, dopo aver acquistato bottiglie pregiate per 3,7 milioni di dollari, si è accorto della presenza di 24 falsi, hanno fatto scuola. Koch, buon per lui, ha ottenuto dal venditore, Eric Greenberg, un risarcimento più che congruo (12 milioni). Ma per un acquirente che riesce a ottenere una grande vittoria, ce ne sono tanti che restano vittime, alcune volte anche ignare dell’industria del falso vinicolo che ha raggiunto ormai ogni angolo del mondo. «Per un compratore cinese, per esempio, la peggior cosa che possa accadere è scoprire di aver speso del denaro per acquistare non una bottiglia italiana, ma un prodotto non originale confezionato nel proprio Paese», spiega Massimo Maria Baratta, amministratore delegato de ...

PER LEGGERE L’ARTICOLO INTERO COMPRA IL NUMERO IN PDF


EDICOLA ON LINE
    
GLI EVENTI DI SWAN GROUP