ROSSI & CO. - Aprile / Maggio 2014 - Numero 61


Il Gattinara firmato Travaglini

Il Gattinara, quello vero, lo si può certo trovare ancora, ma è nella interpretazione di pochi che esso raggiunge livelli di epica e autentica grandezza. Una famiglia svetta da anni nella sua produzione: un nome la cui opera ha segnato la storia della genealogia enologica piemontese dal 1958. All’anagrafe si tratta dei Travaglini, mentre l’uva è quella di Nebbiolo nella versione in uso a Gattinara. Un vino di antichissime origini, i cui vigneti furono impiantati dai Romani nel II secolo a.C, mentre fu il cardinale Mercurino Arborio, marchese di Gattinara e Cancelliere di Carlo V a presentare nel 1518 il vino alla corte del re di Spagna, introducendolo tra i gusti della nobiltà europea. Oggi la Docg omonima, riconosciuta dal 1990, trova nel nome di Travaglini una delle sue più indimenticabili e didattiche interpretazioni. Capostipite di questa genealogia vitivinicola è Arturo Travaglini, che intravide nella rossa, fine trama della terra l’eccezionalità del vino che ne poteva scaturire. La sua traduzione, per opera della vite, dà vita a vini dai tratti solenni, percorsi da mineralità striate, come la terra da cui sgorga, rugginosi, che evolvono verso sfumature rotonde, per tutta la durata del periodo di affinamento in bottiglia. I vini dell’azienda, nella bottiglia ideata da Giancarlo Travaglini, dalla particolare forma che consente di trattenere eventuali sedimenti e di evitare la decantazione, sono ciascuno l’espressione di una determinata volontà. Il Tre vigne e il Riserva sono prodotti solo nelle annate migliori. Infine il Vendemmia, la più pura espressione del millesimo che è anche il ritratto del vino vero, riflesso, sempre mutevole, delle diverse annate e della sempre mutevole condizione umana. Travaglini Gattinara www.travaglinigattinara.it

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