ROSSI & CO. - agosto/settembre 2016 – numero 75


Vero Piemonte style

Riscoperto dall’Università di Torino e creato nel 1938 dal prof. Dalmasso, l’Albarossa è un vitigno autoctono dal Dna assolutamente piemontese poiché incrocio di due dei vitigni più rappresentativi: Barbera e Nebbiolo. Con queste premesse, era inevitabile che la sfida di una vinificazione ad hoc venisse accolta da un’azienda che, sui due vitigni, ha edificato larga parte della propria identità: Michele Chiarlo che, con questa bottiglia, scrive un altro capitolo della sua e della nostra vita enologica. Già in nuce, il profilo aromatico racconta di un vino solo apparentemente semplice, perché immediatamente godibile, ma anche cerebrale, scritto in bella grafia e nel punto-croce di aromi ben congegnati e suggestioni fini e delicate. Il legno è preciso, il tabacco è bagnato e reso polposo da refoli croccanti di prugna secca, di mirtillo disidratato e dai fiori, sempre disidratati, un pot-pourri di fiori rossi e blu, per la precisione, spolverati di pepe nero. La bocca è sapida, di una sapidità che ordisce un’intelaiatura grazie alla quale si riverberano tutte le altre sensazioni, che veicolano idee di leggiadria ed eleganza, e suggeriscono, in via retrolfattiva, la ciliegia sottospirito, il marzapane, un accenno di sottobosco e di canfora. Naso elegante e suzione succulenta, insomma, per questa nuova etichetta da vigneti messi a dimora nel 2003 nell’anfiteatro naturale di Montald, da cui mutua il nome. Michele Chiarlo www.michelechiarlo.it

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