MARCHE (PATRIMONIO IN BOTTIGLIA) - agosto/settembre 2016 – numero 75


Qui il bio è la regola non l’eccezione

Dal terreno al paesaggio fino al patrimonio ampelografico, i Piceni hanno una marcia in più. Come le otto cantine, e gli otto vini, scelti per questi assaggi

di Antonio Paolini
A fare almeno uva, e/o vino, sono quasi in 500, ma con la «solita» taglia italica: minima. Che sta mutando, è vero. Ma tra cui è ancora un numero minoritario di produttori quello capace di dilatarsi davvero. I piccoli restano tanti: qui 450 circa, drenati da due brave cantine sociali. Gli altri, i consorziati con label singola, sono 34. Il risultato, alla fine, è quello di un territorio (ed è un bene quanto a riconoscibilità) decisamente coeso. I Piceni hanno una faccia e un paesaggio. Bello e peculiare. Marcato dalla vicinanza estrema dell’Adriatico e insieme dei complessi montani di Sibillini, Laga e Gran Sasso, aree a parco, e dunque polmone di mesoclima e «purezza» ecologica. Articolato lungo un profilo collinare insieme seduttivo e severo, ripido, e inciso dalle vene calcaree dei calanchi che ne griffano come chiare opere di land art le pendici. Scandito da borghi arroccati, più cotto che pietra, bellissimi. A ...

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