VENETO (PECCATI DI GOLA D'ALTURA) - agosto/settembre 2016 – numero 75


Due cuori e quattro tavoli

Oliver Piras e Alessandra Del Favero, insieme nella vita come in cucina all’Aga. Su un sentiero culinario secondo natura

di Alessandra Meldolesi
Nella parlata cadorina, aga significa acqua. L’insegna è un po’ nascosta a fianco dell’architettura gialla dell’hotel Villa Trieste, sopra il nastro d’asfalto che percorre come una spina il paese di San Vito di Cadore. Da una parte e dall’altra le vertebre massicce delle case e le viuzze tendinose che iniziano a inerpicarsi verso l’alto. Alle loro spalle lo skyline delle Dolomiti, con i 3.264 metri dell’Antelao e i 3.168 metri del Pelmo che iniettano arancione nel blu; su un prato il ring quadrato dell’orto, dove il match è fra la vita e la neve. Una sofferenza che propizia la concentrazione del sapore. «An der rohen Natur, nella natura grezza, è lì che il sublime va cercato», scriveva Immanuel Kant. E pochi ristoranti in Italia sono immersi in uno scenario altrettanto incontaminato. Paradossalmente simile a quello dove è cresciuto lo chef Oliver Piras, sardo di Selargius, vicino a Cagl ...

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